al 6 ottobre 2011, quel che sembrava un inafferrabile miraggio – generare energia pulita, potenzialmente illimitata, nonché a costi irrisori – sta assumendo contorni sempre più definiti: la controversa fusione fredda è possibile. Il catalizzatore di Andrea Rossi – ossia il dispositivo E-Cat, implementato in base agli studi dell’emerito fisico fiorentino Sergio Focardi – funziona. A Bologna, in via dell’Elettricista, nel corso di un nuovo esperimento si sono registrati ulteriori dati circa la reale produzione dell’impianto: per tre ore e mezza, l’oggetto ha stabilmente emesso 3400 Wh all’ora – l’equivalente del consumo giornaliero di tre appartamenti di 150 mq abitati da quattro persone ciascuno, secondo l’ideatore – in completo auto-sostentamento. Quantità di combustibile impiegato? Circa un grammo di idrogeno [1]. Il reattore, successivamente, è stato disassemblato ed i singoli componenti mostrati e descritti agli scienziati ed ingegneri italiani, svedesi, statunitensi e cinesi presenti – fra cui il chimico Roland Pattersson dell’Università di Uppsala, noto negli ambienti accademici per le ricerche svolte sulle reazioni nucleari a bassa energia (Lenr) con il professor Hidetsugu Ikegami, dell’Università di Osaka.
Possiamo dunque dormire sonni tranquilli, confidando nell’imminente fine della dipendenza planetaria dagli idrocarburi? Mentre giungevano le prime conferme – comunicate in diretta-Twitter da un astante – del successo sperimentale, erano in molti a proclamare, emozionati, l’alba di una nuova èra energetica: ad onor del vero, è giusto osservare che tale auspicabile svolta non è così scontata.
Fin dai primi del Novecento, difatti, numerose menti geniali e innovatrici hanno instancabilmente lavorato per conseguire il medesimo scopo. Eppure, nonostante le scoperte rivoluzionarie dei suddetti geni, la scienza canonica ha emesso nei loro confronti un’atroce, irrevocabile condanna: screditati, boicottati, estirpati dalla Storia. L’imperdonabile colpa dei pionieri dell’energia libera – o energia di punto zero [2] – è stata quella di offrire al genere umano la concreta speranza in un futuro migliore.
Il vuoto è realmente vuoto? Per il principio d’indeterminazione di Heisenberg, lo spazio vacuo è permeato da un mare invisibile di fluttuazioni quantiche: ovvero, è carico di una enorme, intensa energia. Nikola Tesla (1856-1943) aveva già sconvolto la comunità scientifica con l’ideazione del generatore a corrente alternata e le sue teorie sul campo magnetico rotante, quando nel 1901 iniziò ad erigere l’imponente torre di Wardenclyffe – un impianto che avrebbe distribuito energia elettrica gratuita e senza fili a grandi distanze, perfino alle imbarcazioni. Fu distrutta dai Marines, dopo che il facoltoso industriale statunitense John Pierpoint Morgan ne revocò i finanziamenti. In altre parole, il progetto venne spudoratamente sabotato dai lobbisti, molto più attratti dai facili profitti che non da simili ideali altruistici: «Non vi posso apporre un contatore, pertanto non lo finanzierò!». Un paradigma capitalistico inequivocabile.
Prim’ancora, si devono agli scienziati Michael Faraday (1791-1867) e James Clerk Mawxell (1831-1879) le scoperte preliminari sui fenomeni elettromagnetici che avrebbero illuminato il cammino verso una nuova forma di consapevolezza; su tali principi fu sviluppata la dinamo di Tesla e – in tempi più recenti – la macchina “N” di Bruce de Palma (1935-1997) o il generatore di potenza spaziale di Paramahamsa Tewari (n. 1937). L’ingegnere elettrico Thomas Henry Moray (1892-1974) aveva invece implementato un dispositivo – la valvola di Moray – capace di estrarre energia radiante illimitata dal vuoto quantico; misteriosamente, il suo laboratorio fu messo a soqquadro e svaligiato da ignoti…
In Europa, gli esperimenti del naturalista austriaco Viktor Schauberger (1885-1958) sui vortici condussero alla comprensione del moto centripeto ed a spirale; analizzando le proprietà dell’acqua, egli ideò un sistema di implosione che ne concentrava la carica elettrica. Nel 1958 – dopo aver lavorato in Germania Federale (ovest) – fu invitato a proseguire le ricerche negli Stati Uniti, ma nessuno dei suoi avveniristici progetti venne mai ufficialmente sviluppato. Perché?
Mentre negli anni Cinquanta aumentavano esponenzialmente gli avvistamenti di oggetti volanti non-identificati, il fisico statunitense Thomas Townsend Brown (1905-1985) si stava occupando di testare, assieme a Paul Biefeld (1867-1943) – fraterno amico di Einstein – e Agnew Bahnson (1886-1966), le peculiari integrazioni fra elettricità, gravità e propulsione. Il loro generatore elettrocinetico evidenziava la superiore efficienza dei velivoli circolari piuttosto che dei comuni mezzi alati; ma in piena Guerra Fredda, le leggi sul segreto di Stato impedirono a Brown di divulgare o commercializzare una simile tecnologia – che poteva essere altresì utilizzata per scopi militari.
Furono dunque assai numerose le brillanti invenzioni che avrebbero dovuto risolvere la crescente crisi energetica globale; non ultimo, il motore a propulsione inerziale del canadese Roy Thornson – secondo le stime dell’ingegnere fisico Thomas Valone, circa venti volte più potente di quello a reazione: per quale motivo non è mai stato immesso sul mercato?
Dalla seconda metà degli anni Settanta, sembra che il convertitore “Testatika” di Paul Baumann (1917-2001) – una variante dell’elettromotore perpetuo dell’abate veronese Giuseppe Zamboni (1776-1846) – alimenti l’intera comunità religiosa svizzera Methernitha, vicino Berna. Ricordiamo, inoltre, il motore elettrostatico di Oleg Dmitrovič Jefimenko (1922-2009), un apparato in grado di trarre smisurata energia dall’atmosfera terrestre.
Torniamo alla fusione fredda, una sorta di trasmutazione attraverso la quale – dall’interazione dei nuclei atomici di alcuni elementi – si sprigiona elevata energia in forma di calore; contrariamente alla fusione calda, non sussiste l’intensa emissione di deleteri raggi γ. Il 23 marzo 1989 suscitarono grande scalpore le affermazioni dei chimici Stanley Pons e Martin Fleischmann – presso l’Università dello Utah – di aver realizzato tale reazione all’interno di un vaso di Dewar [3]. Prestigiosi laboratori tentarono di riprodurre l’esperimento, con esiti pressoché deludenti. Ben presto, ambedue gli scienziati furono pubblicamente screditati; in pochi – tra cui, un gruppo di ricercatori dell’Enea di Frascati – approfondirono gli studi sul fenomeno. Nel 1994, il professor Sergio Focardi ed il biochimico Francesco Piantelli dichiararono la messa a punto di un inedito reattore nichel-idrogeno; anche in tal caso, le varie iniziative di duplicazione da parte di laboratori terzi non diedero alcun esito favorevole.
Piuttosto, secondo Giuseppe Levi, dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, l’E-Cat presentato nel 2011 a Bologna agirebbe in base al medesimo principio del congegno di Piantelli-Focardi; ma essendovi alla base una teoria non ancora ben chiarita, la tendenza generale del mondo accademico è rivolta allo scetticismo.
Eppure, la centrale da 1 MW – composta da 52 reattori in serie – è stata già approntata: «Questo nuovo reattore infrange un paio di regole della fisica classica – ha sottolineato Rossi – e ciò comporterà un certo tipo di resistenza da parte delle Lobby accademiche; sarà accettato solo dopo che il processo verrà capito in modo approfondito, ma questo non significa che nel frattempo non possa essere utilizzato» [4].
Auspichiamo che il suddetto catalizzatore abbia un destino migliore delle invenzioni che lo hanno preceduto.

Nota:

[1] Dalla video-intervista di Città del Capo-Radio Metropolitana all’ing. Andrea Rossi, disponibile al seguente indirizzo internet – http:// www.youtube. com/ watch? v=slIzU1es PIA&feature= player_ embedded
Il resoconto dettagliato, a cura di Mats Lewan, è disponibile presso il sito – http: / /www. nyteknik . se/ incoming/ article3284962.ece/ BINARY/ Test+of+E-cat+October+6+%28pdf%29
[2] L’energia di punto zero (ZPE: zero-point energy) è il più basso livello energetico possibile in un sistema quantistico a zero gradi Kelvin ossia lo zero assoluto. Essa è la temperatura più bassa che teoricamente si possa ottenere in qualsiasi sistema macroscopico, e corrisponde -273,15 gradi centigradi. Secondo la meccanica quantistica allo zero assoluto si ha la più bassa quantità possibile di energia cinetica. Tale grandezza è molto piccola, ma sempre maggiore di zero.
[3] Il vaso di Dewar è un contenitore per mantenere a lungo calde o fredde le sostanze. È formato da due recipienti di vetro, uno dentro l’altro, separati da un’intercapedine in cui c’è il vuoto. La superficie interna è argentata, come uno specchio. Si consente un isolamento termico tra il contenuto e l’ambiente.
[4] Cfr. Il nucleare pulito made in Italy si chiama E-Cat. La Nasa conferma: «Funziona», in http:// notizie. tiscali.it/ articoli/ scienza/ 11/ 08/ 29/ nucleare-pulito-e-cat.html

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