Fusione fredda/ La National Instruments firma per fare i controlli sull’E-Cat | il Democratico

L’ultimo capitolo in materia di E-Cat vede la firma di Andrea Rossi ad un accordo con la National Instruments per la creazione della strumentazione per gli impianti di fusione fredda E-Cat, in commercio per la prima volta dal 28 ottobre con il primo impianto da 1 MW testato con successo a Bologna.

L’impianto da 1 MW, della dimensione di un container piccolo, è in grado di produrre tanta energia quanto una piccola locomotiva, si compone di circa 100 moduli, ciascuno dei quali contiene tre reattori operanti in parallelo che combinano idrogeno e nichel.

Non vi sono rifiuti nucleari, e non sono necessari elementi radioattivi alla reazione. La radiazione gamma prodotta durante il funzionamento, che si traduce in abbondante calore, è protetta da due strati di piombo sottili. Secondo Rossi, la NI creerà i controlli per monitorare e regolare questo processo.

La National Instruments, con sede a Austin, in Texas, è stato istituita nel 1976, e conduce operazioni a livello mondiale in 41 Paesi, con oltre 5.000 dipendenti. Nel 2010, la società ha venduto prodotti a oltre 30.000 aziende in 91 paesi con un fatturato di 860 milioni dollari.

Secondo la rivista Fortune La NI è tra le 100 migliori compagnie per cui lavorare (“100 Best Companies to Work For”) da 12 anni consecutivi. Il loro sito web elenca attualmente 111 offerte di lavoro.

Sul loro sito web, la pagina “Big Physics” afferma che la NI si occupa della fornitura di soluzioni di strumentazione per i progetti che comprendono acceleratori di particelle, reattori a fusione, e telescopi. La loro pagina sulla fusione (fusion) invece, riporta:

“Al Max Planck Institute for Plasma Physics di Garching, in Germania, i ricercatori hanno implementato un sistema di controllo tokamak per isolare il plasma in modo più efficace. Per la prima trasformazione, hanno sviluppato una applicazione LabVIEW, che divide le operazioni di moltiplicazione di matrici utilizzando una tecnica di parallelismo di dati su un sistema core ottale.”

Che un’azienda di questo calibro sarebbe coinvolto con una tecnologia innovativa che è stata circondata da tanto scetticismo e critiche, la dice lunga sulla sua credibilità reale. E parla al futuro brillante che sta emergendo segnato da soluzioni energetiche pulite, a prezzi accessibili che finalmente entrano sul mercato.

Il progetto internazionale per il Reattore ITER viene finanziato da alcuni paesi del mondo tra i quali Stati Uniti, Unione europea e Cina. Questo reattore estremamente costoso dovrebbe costare oltre 15 miliardi di euro per la sua costruzione, e richiederà ulteriori finanziamenti per operare. Si spera che la costruzione sarà terminata entro il 2018, e che il reattore possa essere testato entro il 2019. Dopo molti anni di test, il reattore ITER potrebbe raggiungere l’obiettivo di produrre energia dieci volte superiore a quanta ne consuma.

Tutt’altra storia per l’E-Cat, con un costo infinitamente più ridotto, a quanto pare ha già raggiunto tale traguardo, ed è sul mercato. Il primo impianto costa 2.000 euro per kilowatt, o 2 milioni per l’impianto di 1 MW. Ma una volta prodotti in massa, Rossi si aspetta che il costo degli impianti scenderà a 100 euro per ogni kilowatt installato – un decimo di quanto costano gli impianti a carbone o gas naturale, meno i costi del carburante.

Ovviamente c’è ancora un minimo di riservatezza su questa notizia che potrebbe cambiare, con una repentina sferzata, il futuro dell’umanità. Nulla di gridato ai quattro venti, ma sicuramente un segnale della volontà di NI di aiutare Rossi a sviluppare la tecnologia e di aumentare la sua stabilità operativa, affidabilità, sicurezza, riducendo al contempo la sua fascia di prezzo.

Il seguente post estratto dal blog di Andrea Rossi sembra implicare che il primo cliente dell’impianto da 1MW abbia interesse a usare l’ e-Cat come sostituto del carbone nella generazione elettrica. Il che non aggiunge nulla di preciso. Naturalmente, il cliente potrebbe essere una struttura di ricerca o anche la stessa NI:

Bernie Koppenhöfer

13 novembre 2011 alle 09:29

Signor Rossi: Recentemente vi è stato chiesto se l’E-Cat potrebbe sostituire il carbone nelle centrali a carbone, la sua risposta è stata “Ci stiamo lavorando, sarà possibile, sì.” può dirci grosso modo quando questo sarà possibile?

Questa possibilità potrebbe creare da sola un boom economico, di cui tutto il mondo ha disperatamente bisogno.

Andrea Rossi

13 novembre 2011 alle 09:34

Caro Bernie Koppenhöfer:

Sì, stiamo lavorando su questo tema con il cliente stesso che ha eseguito il test il 28 ottobre e sono completamente sicuro che saremo in grado di raggiungere questo obiettivo in meno di 2 anni.

Cordiali saluti,

A.R.

Fusione fredda/ La National Instruments firma per fare i controlli sull’E-Cat | il Democratico

L’ultimo capitolo in materia di E-Cat vede la firma di Andrea Rossi ad un accordo con la National Instruments per la creazione della strumentazione per gli impianti di fusione fredda E-Cat, in commercio per la prima volta dal 28 ottobre con il primo impianto da 1 MW testato con successo a Bologna.

L’impianto da 1 MW, della dimensione di un container piccolo, è in grado di produrre tanta energia quanto una piccola locomotiva, si compone di circa 100 moduli, ciascuno dei quali contiene tre reattori operanti in parallelo che combinano idrogeno e nichel.

Non vi sono rifiuti nucleari, e non sono necessari elementi radioattivi alla reazione. La radiazione gamma prodotta durante il funzionamento, che si traduce in abbondante calore, è protetta da due strati di piombo sottili. Secondo Rossi, la NI creerà i controlli per monitorare e regolare questo processo.

La National Instruments, con sede a Austin, in Texas, è stato istituita nel 1976, e conduce operazioni a livello mondiale in 41 Paesi, con oltre 5.000 dipendenti. Nel 2010, la società ha venduto prodotti a oltre 30.000 aziende in 91 paesi con un fatturato di 860 milioni dollari.

Secondo la rivista Fortune La NI è tra le 100 migliori compagnie per cui lavorare (“100 Best Companies to Work For”) da 12 anni consecutivi. Il loro sito web elenca attualmente 111 offerte di lavoro.

Sul loro sito web, la pagina “Big Physics” afferma che la NI si occupa della fornitura di soluzioni di strumentazione per i progetti che comprendono acceleratori di particelle, reattori a fusione, e telescopi. La loro pagina sulla fusione (fusion) invece, riporta:

“Al Max Planck Institute for Plasma Physics di Garching, in Germania, i ricercatori hanno implementato un sistema di controllo tokamak per isolare il plasma in modo più efficace. Per la prima trasformazione, hanno sviluppato una applicazione LabVIEW, che divide le operazioni di moltiplicazione di matrici utilizzando una tecnica di parallelismo di dati su un sistema core ottale.”

Che un’azienda di questo calibro sarebbe coinvolto con una tecnologia innovativa che è stata circondata da tanto scetticismo e critiche, la dice lunga sulla sua credibilità reale. E parla al futuro brillante che sta emergendo segnato da soluzioni energetiche pulite, a prezzi accessibili che finalmente entrano sul mercato.

Il progetto internazionale per il Reattore ITER viene finanziato da alcuni paesi del mondo tra i quali Stati Uniti, Unione europea e Cina. Questo reattore estremamente costoso dovrebbe costare oltre 15 miliardi di euro per la sua costruzione, e richiederà ulteriori finanziamenti per operare. Si spera che la costruzione sarà terminata entro il 2018, e che il reattore possa essere testato entro il 2019. Dopo molti anni di test, il reattore ITER potrebbe raggiungere l’obiettivo di produrre energia dieci volte superiore a quanta ne consuma.

Tutt’altra storia per l’E-Cat, con un costo infinitamente più ridotto, a quanto pare ha già raggiunto tale traguardo, ed è sul mercato. Il primo impianto costa 2.000 euro per kilowatt, o 2 milioni per l’impianto di 1 MW. Ma una volta prodotti in massa, Rossi si aspetta che il costo degli impianti scenderà a 100 euro per ogni kilowatt installato – un decimo di quanto costano gli impianti a carbone o gas naturale, meno i costi del carburante.

Ovviamente c’è ancora un minimo di riservatezza su questa notizia che potrebbe cambiare, con una repentina sferzata, il futuro dell’umanità. Nulla di gridato ai quattro venti, ma sicuramente un segnale della volontà di NI di aiutare Rossi a sviluppare la tecnologia e di aumentare la sua stabilità operativa, affidabilità, sicurezza, riducendo al contempo la sua fascia di prezzo.

Il seguente post estratto dal blog di Andrea Rossi sembra implicare che il primo cliente dell’impianto da 1MW abbia interesse a usare l’ e-Cat come sostituto del carbone nella generazione elettrica. Il che non aggiunge nulla di preciso. Naturalmente, il cliente potrebbe essere una struttura di ricerca o anche la stessa NI:

Bernie Koppenhöfer

13 novembre 2011 alle 09:29

Signor Rossi: Recentemente vi è stato chiesto se l’E-Cat potrebbe sostituire il carbone nelle centrali a carbone, la sua risposta è stata “Ci stiamo lavorando, sarà possibile, sì.” può dirci grosso modo quando questo sarà possibile?

Questa possibilità potrebbe creare da sola un boom economico, di cui tutto il mondo ha disperatamente bisogno.

Andrea Rossi

13 novembre 2011 alle 09:34

Caro Bernie Koppenhöfer:

Sì, stiamo lavorando su questo tema con il cliente stesso che ha eseguito il test il 28 ottobre e sono completamente sicuro che saremo in grado di raggiungere questo obiettivo in meno di 2 anni.

Cordiali saluti,

A.R.

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